C’è chi comincia a disintossicarsi dai social network
E chi ha fatto digiuno quaresimale (in parte)
Evidentemente la connessione fa sempre più parte del lavoro, non del riposo.
C’è chi comincia a disintossicarsi dai social network
E chi ha fatto digiuno quaresimale (in parte)
Evidentemente la connessione fa sempre più parte del lavoro, non del riposo.
Visto che siamo sotto Pasqua, attualizziamo un po’ questa figura evangelica (da la Gazzetta di Mantova).

Ho sempre avuto un approccio “ludico” alle novità, siano esse tecnologiche che internettiane, o legate all’evoluzione della mia professione. Forse questo non ha favorito la mia capacità di analisi e approfondimento (ma ci sono sempre altri che lo fanno al posto mio), e mi ha a volte costretto a un “dentro e fuori” da esperienze poi risultate vincenti, ad esempio Twitter o Facebook.
Quindi mi interessa molto tutto quel che si agita tra i “malati” di social e smart, magari con un occhio critico. Non però scettico.
Ecco, io credo – e questo è il senso di questo post – che l’atteggiamento giusto per la novità debba essere quello del gioco, del coinvolgimento “non malato”. Forse non contribuirà alla riflessione, ma non creerà dipendenze patologiche e forse una capacità di distacco e analisi maggiore, senza scetticismi preconcetti.
Detto questo, buon divertimento alla Social Media Week.
Ci sto pensando da qualche giorno e ho scambiato qualche battuta a mo’ di test con qualche amico e collega, ma quel trito ritornello della casa come “valore sacro” per gli Italiani che giustificherebbe l’eliminazione e addirittura il rimborso dell’IMU come promesso da Berlusconi e altri candidati del centrodestra a me stona parecchio.
Voglio dire, il fatto che il cittadino possa e debba avere assicurato un tetto sotto cui ripararsi e costruire la sua vita e la sua famiglia mi sta bene. Diciamo che è un diritto, sancito anche mi sa da qualche parte nella Costituzione. Diritto alla casa, e va bene; lo lanciano come slogan anche quelli che okkupano le case sfitte.
Ma quel “sacro” che segnerebbe i confini di un edificio dentro cui lo Stato “vessatore” non dovrebbe entrare, proprio non mi va giù. Ma sto dicendo qualcosa di sbagliato?
Provo a fare qualche riflessione a voce (scritta) alta.
Primo, più pratico: se ti vuoi costruire una casa – spero non abusiva poi condonata – o acquistare un appartamento in cui vivere, vabbè che è una conquista, che è tua, che è il tuo nucleo. Ma il tuo Comune deve costruirci gli allacciamenti alla luce, al gas, alle fognature, ai servizi… magari ci mette un bel marciapiede o addirittura ti ci fa una zona pedonale. Insomma, quello si è uno spazio privato ma è anche in rapporto con il pubblico. Che poi tanto estraneo a te non è, appunto. E perché non dovresti contribuire al suo mantenimento, proprio perché ti sei preso una parte dello spazio di quel territorio, magari pagando l’IMU (o l’ICI, il cui gettito andava ai Comuni; poi qualcuno aveva deciso di “sacralizzare”…).
Secondo, più ideale: perché una casa è una realtà diversa dallo “Stato-che-non-ci-deve-entrare“? Ho costituito una famiglia e preso una casa per rinchiudermici dentro, per non istituire relazioni, comunità, spazi per amici, conoscenti, parenti, società? Ho capito che non ci devono entrare i delinquenti, ma lo stato non è delinquente, e se lo percepisco tale è per i suoi pessimi interpreti.
Spazio “sacro”, dunque, ma non “esclusivo”. Anzi, ancor più sacro se saprà essere aperto, se contribuirà alla crescita dell’insieme. E se per questo si paga una tassa – per me è stata la stessa di sei anni fa – che si traduce in servizi, perché no?
Ecco perché secondo me chi parla di togliere l’IMU “perché la casa è sacra” fa solo della demagogia idiota.
Forse utile a quelli dell’Opendata, tanto per fare il punto della burocrazia da digitalizzare.
Premesso che non so se l’ho perso o me l’hanno rubato, ai primi di ottobre, questo il riassunto delle trafile e dei costi per rifare i documenti, che, com’è noto, sono la conseguenza più scocciante per noi derubati fessacchiotti.
- Denuncia di smarrimento alle forze dell’ordine;
- Contestuale richiesta di duplicato della patente: gratis, ma servono le foto tessera, 3,00 euro alla macchinetta. Arriva a casa;
- Nuova carta d’identità (fototessera già pagate): 5,42 euro all’anagrafe;
- imob, ossia biglietto elettronico per il trasporto pubblico veneziano (“amatissimo” dagli Opendata): 10,00 euro (non servono fototessera);
- Tessera Car sharing che io, da buon cittadino ecologista ho dal 2003: 20,00 euro fatturati, ma la card non arriva. Cerco il numero dell’Azienda Veneziana della Mobilità, ma non mi risponde. Grazie ai miei buoni uffici scopro che è cambiato (ma sul sito non c’è: è lo 041.2727303 ++UPDATE 8/1/2013: il numero è stato corretto sul sito+++), e mi spiegano che devo andare a prendermela allo sportello del garage comunale in Piazzale Roma (che faccio? metto i soldi dei biglietti per andarci? no, va’);
- Tessera fiscale/sanitaria: coda all’Asl, rilascio copia provvisoria, poi arriva a casa. Gratis.
- Bancomat-carta di credito: telefonata per blocco, poi in banca per sostituirlo. Gratis.
- Carta fedeltà Trenitalia (sono un frequent railroader): richiesta duplicato via web. Gratis. Dovrebbe arrivare ma non ne ho notizie…
Questo per un tanto a chi di dovere. Nel portafogli metterò un avviso: caro ladro, prenditi tutti i soldi che vuoi, ma abbandona il portafogli in un punto dove me lo possano trovare e restituire, perché le scocciature non finiscono mai.
Mi è stato ricordato che oggi è il quinto anniversario del mio esordio su Twitter. Forse ce n’era stato uno precedente, poi abbandonato, ma insomma…
A parte le date presunte, posso dire che l’uccellino è progressivamente diventato il mio social media preminente. Pur abitando altre realtà in rete, Twitter rappresenta per me uno strumento di consultazione ormai imprescindibile nella giornata.
Ovviamente il mio uso dipende dalla mia condizione professionale, quella di giornalista di agenzia abituato e quasi “ammalato” di aggiornamenti a ciclo continuo. È altrettanto vero che il mio flusso di cinguettii non è fatto di notizie, né preminentemente di account di colleghi. Ci sono osservatori e retwittatori, questo sì, per cui l’attualità irrompe in un contesto che però è anche di riflessioni, battute, link, foto, spiritosaggini e confidenze.
Dunque, un po’ di tutto di quel che mi circonda e che amo.
Il resto fa da contorno: Facebook ha un ruolo di risulta (grazie a Selective tweets), il blog personale mi impegnerebbe troppo tempo, ora come ora, per una cura più assidua.
Devo dire che anche professionalmente Twitter aiuta molto, nella raccolta di spunti e fonti da approfondire, in un lavoro comunque di distribuzione velo e delle notizie che è quello dell’agenzia.
Per inciso, sono il redattore ANSA con più followers
, e modestamente ho contribuito alla nascita dei primi canali ufficiali dell’agenzia su Twitter. Sì potrebbe far meglio, ma ci abbiamo anche guadagnato un premio.
Al netto delle strategie future di questo prodotto, lunga vita!
P.S.: @mante sarebbe il mio “padrino” della mia entrata su Twitter. Grazie Massimo, ma che vuol dire?
Che mio suocero avesse un cervello iperattivo, lo sapevo.
Ora ha inventato la soluzione definitiva contro il mozzicone/cingomma per strada.
Il sito non è ancora attivo ma…