I BAMBINI NON SI TOCCANO. MAI

Quand’è che un uomo si prepara alla sua morte? Quando uccide un suo fratello? Quando tortura il suo prossimo? Quando inganna la sua natura per uno spicchio di potere destinato al fallimento?
L’uomo può essere assassino spietato o miserabile indefesso, a seconda delle occasioni che gli si presentano può persino diventare santo o martire per amore, per fede, per umano richiamo di fratellanza.
L’uomo è tale perché imprevedibile nei suoi bisogni, nelle sue tensioni etiche, nelle sue disperazioni disturbanti e disturbate.
Egli è uomo nei tanti limiti imposti e non del tutto consapevoli, a tal punto da redigere in calce a una sentenza di giudizio eterna, la speranza di ritornare a essere una persona nuova.
Quando invece l’uomo varca il confine della sua memoria, annientandola e depredandola del suo valore di MONDO, di UNIVERSO, di FUTURO, dimenticando il respiro che Dio dona a ognuno quando conserviamo la bellezza del “Bambino”, allora quell’uomo si prepara alla sua morte, e cosa ben peggiore prepara l’umanità ad accettare la sua eclissi.
L’essere umano che sopravvive a se stesso ci disegna il peso di una somma che non possiede più sottrazione né addizione, ci consegna, nudi, alla realtà che stiamo costruendo pallottola dopo pallottola, cannonata dopo cannonata, rappresaglia dopo rappresaglia.
Quell’uomo ci sbatte sulla faccia la colpa, quella più infame, quella svestita di ogni più piccolo scarto di dignità.
L’uomo che si prepara alla sua morte è colui che “decide la sorte dei bambini”.

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