Barcellona for dummies (che poi sarei io…)

Premetto che tutto mi serviva, in questo periodo, tranne che un viaggio, per di più all’estero. Io, che sono costretto a sciropparmi trasferte di 150 chilometri per lavoro, sognavo un posto tranquillo nel quale spaparanzarmi senza dover magari tener dietro a tre pupi scatenati. Ma tant’è, la decisione era presa: Barcellona mia moglie voleva, e Barcellona è stata, con qualche stress da aereo da prendere e programmi da fare, per una visita di quattro giornate, più viaggio.
Questo è un resoconto che scrivo al ritorno, e premetto che non è stato tutto male, ma nemmeno tutto bellissimo. “Ah, Barcellona… splendida, vai e goditela” mi dicevano colleghi e conoscenti. Io, qualche timore ce l’avevo, fin dalla prenotazione del volo…


Mia moglie via web aveva beccato un’offerta Iberia A/R di circa 500 euro, per tutti noi: “Ci torno tra mezz’ora”, pensa lei, e dopo mezz’ora i posti sono andati. Ripieghiamo su un Alpi Eagles, sempre A/R, che ci viene 932 euri, praticamente il doppio!
Strani presentimenti venivano alla mia mente, ma lasciai perdere. Via mail, e con l’aiuto della guida Lonely Planet, la mia signora prenota una stanza da 4+culla in una certa “Pension Mariluz”, nel cosiddetto Barri Gotic, il quartiere storico di Barcellona, a tre minuti dalle Ramblas. Boh, mi dico, Chicca è brava, la Lonely ci ha fatto un gran servizio in un altro viaggio in Irlanda. Vedremo all’arrivo, che servizio…
Domenica 15 maggio
Miracolo, con due adulti e tre bimbi (7, 5 e 2) riusciamo a metter su uno zaino grande, uno piccolo e un passeggino. La prima sorpresa sgradevole viene dal Car sharing di Venezia: non hanno una macchina utile per il trasferimento all’aeroporto Marco Polo, così chiamiamo all’ultimo minuto un’amica, che gentilissima si offre di portarci lei. Pfiuuu!
“Allora, a Barcellona cercate le latterie tipiche, e state attenti a non innamorarvi troppo degli animaletti venduti sulle Ramblas”, ci fa entusiasta, mentre ci porta all’aeroporto.
All’arrivo al terminal di Tessera, la piccola vomita appena fuori della macchina. Sarà stata la guida nervosa della nostra amica, sta di fatto che il presentimento negativo si fa sempre più forte, soprattutto per l’aereo: che farà, Nunu? Rimetterà bile, succhi gastrici e persino l’anima?
Ma il volo va bene, il battesimo dell’aria dei tre virgulti è praticamente una passeggiata: i boys si gasano soprattutto al decollo, la piccola poco manca che rompa le scatole ai passeggeri, per il resto monta sul sedile e passa sotto le nostre gambe.
Eccoci all’aeroporto barcellonese (si dirà così? boh), dove l’efficientissimo servizio di informazioni ci dà la dritta per arrivare in centro storico con l'”Aerobus” (una ventina di minuti per Plaza Catalunya); poi da lì dovremmo prendere la Metro. Benissimo: tutto liscio, e ci gustiamo un po’ di Rambla.
Ma la “Pension Mariluz”… voglio dire: non che fosse una squallida topaia, fra l’altro è in una zona poco dietro il palazzo della Generalitat, cioè della Regione della Catalogna, quindi centrale. Ma il palazzo, anzi i palazzi di quella zona, il famoso Barri Gotic, sono veramente qualcosa di triste: grandi edifici ottocenteschi scuriti dal tempo, scale strette, buie e vecchie. La pensione è praticamente un ostello, con stanze e bagni in comune; insomma, una cosa che va bene per giovani o coppie desiderosi di viaggiare a pochi soldi, non certo per una famiglia. E mi dico: per la mia situazione familiare sono “fuori target” per le indicazioni della Lonely Planet.
La stanza è pulitina, okey; ma i letti sono a castello, c’è un lettino da campeggio nel mezzo, e il bagno (lavabo, wc e doccia) sa un po’ di vecchio. Le finestre poi danno su un cortile interno abbandonato al destino da decenni. Insomma, la sensazione di squallore c’è.
La famigliola è allegra, quindi la mia depressione montante non esplode.
Visto che arriviamo di primo pomeriggio, dài, andiamo a girare le Ramblas. Già, le mitiche Ramblas. Ma che c’hanno poi, ste Ramblas? Uno se le figura lunghissime, poi le piantine turistiche le fanno sembrare chissà che… Un chilometro e mezzo, insomma, a Mestre Corso del Popolo è la stessa cosa. Per carità, qui ci sono gli artisti di strada, anche bravi e ben truccati. E stucchevoli, aggiungo.
E poi ci sono i locali, da turisti, con il cameriere che ti mostra il menu e ti invita a sederti ai tavolini all’aperto, una scenetta tipica che a Venezia conosci da una vita, e che odora di spennatura.
La cosa bella è che è il giorno della vittoria della Liga da parte del Barcellona, quindi tifosi e bandiere ovunque, che affluiscono in massa verso Plaza Catalunya, dove un pullman scoperto porterà i giocatori del Barca in trionfo in serata.
Un altro giretto, dalle parti della Cattedrale, ci fa scoprire che quello stesso giorno, c’è un Memorial Day AIDS, che qualcuno ha appaltato ai gay: come se bastasse cantare “Over the rainbow” con voce cupa per essere un artista, come pretende di fare un tipo dal palco…
Come mangiamo, è la domanda che s’impone, a una certa ora. Per fortuna, becchiamo un ristorantino annesso a un centro d’arte, “Santa Monica”, e ci arrischiamo nella Paella e in qualche frittura di pesce e patatine. La cosa funziona, e senza neanche spendere troppo. I bimbi sono sempre più fantasticamente entusiasti, divorano tutto e gradiscono anche i molluschi che non hanno mai mangiato prima.
Esausti andiamo sotto le lenzuola poco dopo le nove e mezza. Sarà una costante, ci impedirà di vivere la “vita notturna” e la festa alla squadra “blau-grana”. Me ne farò una ragione…
Lunedì 16 maggio
“Penso che comprerò qualche cosa da mangiare al supermercato qui dietro”, fa la Chicca. Sì, ciao: è tutto chiuso. Come sia possibile, il lunedì mattina, lo scopriremo alla fine: è una festa decisa dalla Generalitat per “recuperare” la festività del primo maggio, che quest’anno era caduta di domenica; e poi Berlusconi si lamenta perché da noi ci sono troppe feste, pensa un po’, qui le aggiungono…
Al di là di tutto, le botteghe chiuse mettono in luce una bruttura di Barcellona: è stata letteralmente devastata dai writers. Un esercito di quei graffitari da strapazzo, che solo perché brandiscono un aerosol si credono emuli di Keith Haring, hanno imbrattato tutte (ma proprio tutte) le saracinesche e molte insegne del quartiere storico. L’impressione è quella di uno squallore infinito.
Ci consola la visita allo splendido Aquarium al porto vecchio, veramente fantastico, e un giro al Parc de la Ciutadela, dove però Raffy deve fare la cacca, e troviamo solo un cesso prefabbricato dietro un chiosco bar, sporco e per di più senza carta igienica.
Ah, il pranzo: abbiamo mangiato roba da fast food al locale dell’acquario. Alla sera ci va un po’ peggio: becchiamo un localino alla meno peggio dentro il Barri, dove scongelano la paella (desiderata da Tommy) e dove chiamano pizza (la vuole Raffy) quella che da noi si dice bruschettona. Comincio a sbuffare, leggermente deluso. Mia moglie mi consola, comprensiva ma fino a un certo punto. I bimbi se la godono, e basta.
Adesso è tardi, vado a dormire…

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2 thoughts on “Barcellona for dummies (che poi sarei io…)

  1. Volevo dirti che la “Pension Mariluz” non Ť un hotel ma Ť un ostello – ed Ť segnalato come ostello – a tutti gli effetti.
    Ciao.

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