Laici cattolici vo’ cercando

Leggendo le belle riflessioni di Antonio Tombolini sulle “eresie” papali (qui una e qui l’altra) mi ritrovo sempre più d’accordo “a metà” con lui, perché poi non riesco proprio a fare il salto da papa Ratzinger (o Woityla) a papa-Pannella, e spero che Antonio non me ne voglia.
Io qui aggiungo una piccolissima riflessione, non di stampo filosofico – non ne sono capace – ma direi ecclesiologico. Sento che è stata accantonata la questione dei laici cattolici, di quei credenti impegnati, adulti e consapevoli la cui figura veniva tratteggiata nel decreto conciliare Apostolicam Actuositatem. Da quel documento – almeno in Italia – la diocesi hanno avviato un movimento di formazione dei laici fortissimo, con un fiorire di scuole bibliche, scuole teologiche, fino alle scuole di formazione socio-politica, fiorite a partire dal 1985 al Convegno ecclesiale nazionale di Loreto, su un’intuizione di Giuseppe Lazzati.
Fu lui, tra l’altro – stupidamente bollato come cattocomunista solo perché politicamente staccatosi dall’orbita dei “cavalli di razza” alla Fanfani e Andreotti, forse anche con qualche tratto troppo idealista – a scrivere libri che speravano in una “maturità del laicato”, inteso etimologicamente come “popolo” (di Dio, s’intende).
L’idea era quella di “evangelizzare il mondo nel mondo”, attraverso la testimonianza e la coerenza dei cattolici comuni: si facevano strada concetti come “inculturare la fede”, cioè darle parole attuali che rimandassero a quelle eterne del Vangelo e della Liturgia. E chi poteva farlo, se non i laici (cattolici)?
E invece tutto questo non piacque. Non piacque a una certa Dc, non piacque a molto clero che vedeva “minato” un certo potere temporale da parrocchia. Non piacque a quell’ala movimentista ciellina, preoccupata che la Chiesa-istituzione perdesse visibilità, e quindi pronta a ri-armarsi nel segno della Presenza dei cristiani, contro il Dialogo dei laici cattocomunisti, incarnati negli anni ’80 nell’Azione Cattolica della stagione post-Bachelet e dell’ispirazione lazzatiana-dossettiana (altro “professorino” cattocomunista, che però spiazzava tutti facendosi monaco e zittendosi, finché non vide segni di dissoluzione della società in preda alla corruzione e all’illegalità).
Papa Giovanni Paolo il Grande lasciò fare, fu conquistato da questi “cattolici entusiasti” e diede loro mano libera. Libera anche di lanciare attacchi offensivi a Lazzati (un vergognoso numero del “Sabato” scritto da Socci, Fontolan e company, che furono querelati – ingenuamente – davanti al Tribunale ecclesiastico!). Erano irruenti, ma obbedienti, ligi e precisi. Magari, qualche loro amico si impelagava nella politica in maniera un po’ troppo alla leggera e poco rigorosa moralmente (vedi Formigoni), poi sono spuntati giornalisti rampanti (vedi lo stesso Socci e Renato Farina, guardaspalle di un giornale inguardabile come Libero) che sono riusciti a trovare le sponde per entrare fino alla Rai.
L’Azione Cattolica? Si è autoestinta, credeva di esserci, credeva di “contare”, di essere l’associazione del laicato… è sempre più marginale. La sua voce è tenue, sempre più flebile, si chiude nelle parrocchie a far concorrenza… al catechismo. I suoi laici appaiono insignificanti, a meno che non si buttino, ma senza rete, in politica: e allora o spariscono (Alberto Monticone) o vanno fuori dalle righe (Rosi Bindi).
Ma quel modello di laico libero, forte, formato, dov’è finito?
E’ finito: ora la mediazione politica – tipico campo laicale – è stata assunta direttamente dalle gerarchie, che poi combinano casini inenarrabili, vedi i link sopra di Antonio. Invece di essere voce autorevole moralmente (vi ricordate che la Cei pubblicò una nota dal titolo “Educare alla legalità”? E chi se la ricorda più, la legalità?), sono una delle forze in campo, schierata con chi le dà qualche contentino. Una “lobby” di preti.
I laici? A che servono le scuole di formazione, la Biblica, la Teologia per laici? Basta il catechsimo, magari in pillole. E devozione, mariana soprattutto. O le feste dei giovani e i coretti dei “Papaboys”. Voi fate “massa”, al resto ci pensano loro.