E così Ivan Scalfarotto fa le pulci a Cacciari sulla famiglia e ciò che non dice la Costituzione. Io, però, non ci sto.
Innanzitutto perché si tratta, appunto, di un giochetto di parole: l’articolo 29 della Costituzione infatti recita: “con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. E allora si rimanda alla legge, sancendo, fra l’altro, il principio dell’unità nella famiglia. Unità… E il divorzio, allora? Incostituzionale?
In realtà ci sarà qualcun altro che tirerà fuori tonnellate di giurisprudenza, ovviamente, e non sto qui a discutere.
Ma è ovvio, per quelle righe che ho citato, che si rimanda a una legislazione per stabilire il concetto di famiglia, e quella legislazione si chiama Codice Civile, quello che viene letto a chi si sposa, in municipio come in chiesa. E lì si parla di uomo e donna, forse anche perché, ai tempi della redazione della Costituzione e del Codice, lo si dava per scontato. Erano “retrogradi” – poveretti – i costituenti (tranne che sulla devolution, però…).
Diciamo che la Costituzione inserisce come principio fondante della società italiana, e lo ha fatto con un dibattito in Costituente tra tutti gli schieramenti, l’istituzione-famiglia, un’istituzione certo di carattere naturale, non artificiale come – ad esempio – la democrazia (eh già, la democrazia è una sovrastruttura, no? non è che ce l’abbiamo innata). E mette norme a tutela, con anche doveri, come quello della mutua assistenza tra coniugi e del sostentamento dei figli.
Se si ascoltassero con attenzione queste parole in municipio e in chiesa forse i matrimoni diminuirebbero, chissà…
Comunque, diciamo che, ab origine, l’idea è che la famiglia abbia un ruolo sociale, e questo è sancito dalla Carta fondamentale della Repubblica. Sta anche di fatto che la cultura e la società sono andate per un’altra strada, privilegiando della famiglia l’aspetto privato del rapporto tra due individualità con diritti che possono anche collidere (divorzio). Certo, il matrimonio non va inteso solo come mero contratto legale, ma come legame d’amore, ma c’è questa deriva che mette da parte il ruolo fondamentale di questa “cellula” di società.
Che c’entra questo coi PACS e con unioni omosessuali? Credo che non c’entri. Con l’evoluzione della società e di questa cultura individualista (ognuno pensi se crede che sia un bene o un male) c’è stato il rifiuto della famiglia come istituzione, da parte di aree della popolazione, tanto da rifiutare non solo il sacramento cattolico, ma anche il patto civile. Si sta insieme finché si sta insieme, casomai ognuno per la sua strada. va bene, liberi di farlo, no? Anche le unioni omosessuali nascono in trasgressione a quel modello di famiglia. O no?
Intanto quel dettato costituzionale resta, quel diritto civile resta, quei principi restano, scritti. Senza contare che larghe fasce di popolazione ci credono ancora. O no? E non è mica facile tirar su una famiglia-quella-solita, anche perché l’Italia non ha certo aiutato le famiglie.
Mi domando: perché chiedere diritti che equiparano unioni (etero- o omo-)volutamente precarie e nate per contrapposizione alla famiglia, senza che per queste unioni si pretendano uguali doveri? Perché ce ne sono sempre di più? E il dettato costituzionale (+codice civile) dove va a finire?
Mi sembra evidente che non sono cose da liquidare con un giochetto di parole, e la famiglia non è un valore da disprezzare così alla leggera perché è “cattolica”. A meno ancora una volta di parlare e pensare con quell’atteggiamento laicista sprezzante che sa tanto di razzismo, e non voglio nemmeno pensare di persecuzione.
(via Treviso Nietzsche)

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2 pensieri riguardo “

  1. l’intervento di Scalfarotto è interessante, ma si perde nella voluta provocazione. Cioè: Ruini dice che la legge sui PACS sarebbe incostituzionale, ma in realtà così non è
    1. perché non è un giudizio determinabile a priori e soprattutto sulla base di un progetto che ancora legge non è (errore concettuale), ma anche
    2. (errore sostanziale, secondo me abbastanza macroscopico) perché la Costituzione NON VIETA il riconoscimento legale di altre forme di convivenza, bensì accorda e riconosce speciale tutela alla famiglia. Le altre “formazioni sociali” sono tutelate in via generalissima dall’art. 2 Cost. come nuclei entro i quali si svolge la personalità dell’uomo ed entro i quali sono da rispettarsi i suoi diritti fondamentali.
    Nella nostra Costituzione non c’è alcun diritto alla salubrità dell’ambiente o diritto alla casa, ma chi si sognerebbe di dire che non esistono? Semplicemente, sono desumibili da quella clausola generale (preziosissima) dell’art. 2.
    (precisazione capziosa. Se è vero che si rimanda a una legge ordinaria per definire la famiglia, accanto al Codice ben potrebbe il legislatore, giusto il rimando della Costituzione, inserire nuove norme che allargassero o restringessero il concetto di famiglia! Secondo questo ragionamento si potrebbe sancire che “famiglia” è un nucleo senza figli, o un nucleo omosessuale e così via dicendo, senza incappare in censure di costituzionalità etc. Invece credo piuttosto che il concetto sia “pregiuridico”, cioè da estrapolare dal dato sociale, e qui vengono le dolenti note)
    che questo non debba togliere significato all’istituzione familiare (perché comporta diritti e doveri, perché è solida base della nostra cultura, e così via dicendo sul politicamente corretto) è indubitabile. Ma il “significato” è quello che viene dato non tanto dalla legge, in quanto per l’appunto è un concetto pregiuridico!, ma dalla società stessa e dal valore che attribuisce alla famiglia.
    ma che non si debba riconoscere un minimum di diritti fondamentali, soprattutto sotto il profilo economico e giuridico (materiale!), a chi decide di mettere – ancorché temporaneamente – due vite in comune mi sembra assurdo. Che poi la formulazione della Proposta Grillini sia o meno condivisa è un’altra storia. E’ proprio il fondamento di questa idea che, IMHO, non va discusso.
    tieni conto che per la famiglia di fatto “è impossibile il ricongiungimento nel caso in cui uno dei due sia straniero, è impossibile una visita in carcere nel caso in cui uno dei due sia condannato, è impossibile superare i parenti naturali nel caso in cui uno dei due sia incapace di esprimere la propria volontà per una malattia, è impossibile ottenere giorni di permesso dal lavoro se l’altro è gravemente malato, è impossibile avere priorità per un trasferimento ad altra sede di lavoro per avvicinarsi al compagno o alla compagna e così via dicendo” (questo viene dal blog di totentanz, http://totentanz.blogspot.com).
    Nulla si toglie a nessuno: semmai è concedere qualche diritto in più a chi oggi ne ha quasi zero. Non mi sembra tanto sconvolgente, se si tiene conto che la stessa Corte Costituzionale ha ritagliato un piccolissimo spazio alla famiglia di fatto già in materia penale e in materia di locazioni.
    🙂
    fine pappardella. Tutto questo per dire che il post di Luciano mi sembrava molto sensato.

  2. D’accordo con la concessione (brutto termine) di quei diritti civili, ma – ripeto – che c’entra con l’ istituzione famiglia o l’equiparamento al matrimonio di convivenze, gay o meno?
    Questo era il senso delle mie modeste osservazioni.
    Intendiamoci: non nego a nessuno il diritto di far quel che vuole, ma non è che qualunque “invenzione” possa diventare istituzione. E con queste parole non voglio assolutamente essere irriverente od offensivo.

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