Poste-non-pay

Non bastavano i gentili tentativi di estorsione (ah, la Strozus si rifatta timidamente viva, ma ho respinto per ora l’assalto…). Adesso l’obiettivo dei miei improperi è più importante: le Poste Italiane.
Capita che, dai bassifondi delle carte di casa di mia mamma, spuntino alcuni Buoni Postali, sottoscritti a partire dall’89 da mio padre, morto nel 2001 senza lasciarci, purtroppo, alcuna istruzione per l’uso. I più vecchi, appunto, sono dell’89, e appartengono a una serie (AD) di durata decennale, e sottoscritti in un ufficio di Venezia
Ora, se non lo sapete, i Buoni postali hanno questa simpatica caratteristica: maturano interessi fino a un certo termine (per questi, 11 anni), poi nient’altro; se non li si incassa entro 10 anni dalla scadenza, infine, si prescrivono (come i reati di Berlusconi) e “passano in cavalleria”, cioè le Poste se li incamerano, e buonanotte al secchio.
Insomma, ci sono questi buoni da verificare, e la storiella si divide in tre parti:


1. Andiamo alle Poste di Marghera (non l’ufficio di Venezia che ha emesso i buoni), dove una gentile signora addetta alla “consulenza” dice che basta comunicare gli estremi del buono all’ufficio che li ha emessi, il quale deve dare l’ok, e poi si possono incassare lì. Ci dà appuntamento per il lunedì successivo (9 gennaio).
2. Torniamo quel giorno, e un’altra addetta alla “consulenza”, che giunge con mezz’ora di ritardo sull’appuntamento, si scusa perché la collega è malata. Dà però un’altra “interpretazione” di quei buoni: per lei sono prescritti perché sono passati cinque (!) anni dalla loro scadenza. Bisogna andare all’ufficio che li ha emessi, fare domanda di incasso – tra l’altro tutti gli eredi, con autodichiarazione in carta da bollo che mio papà è morto, più estratto dell’atto di morte – e sperare che le Poste accettino, solitamente con cinque-sei mesi di attesa.
3. Mi sorge un dubbio, vado sul sito delle Poste e, nei prospetti relativi a quell’emissione di Buoni fruttiferi, viene spiegato con chiarezza che si prescrive dopo dieci anni. Intanto, comunque, facciamo quelle carte bollate (spesa circa 15 euri), e con mia mamma e mia sorella ci diamo un nuovo appuntamento all’ufficio postale di Venezia.
4. Allo sportello dell’Ufficio postale di Venezia, in dieci minuti, mia madre incassa il Buono con gli interessi, senza colpo ferire.
La morale trovatela voi, ci sono i commenti qui sotto…

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