Poi va’ a parlare di quote rosa…

Questo post trasuderà forse maschilismo, ma in realtà nasce da una grossa delusione, maturata proprio in uno dei settori più cruciali della nostra società, e dato per di più in affidamento quasi totale al cosiddetto “genio” femminile.
Parlo della scuola, di quella che adesso si chiama primaria e che ai miei tempi era elementare. E non per invocare una sua destrutturazione tipo-Moratti (o Berlinguer, che poi è la stessa cosa), magari a favore delle private. Io quelle non le conosco, ne frequentai una oltre 20 anni fa, e le cose sono cambiate, quindi non ho voce in capitolo, anzi, diciamo che aderisco quasi ideologicamente a chi si oppone allo sfacelo introdotto da questo governo. E non voglio parlare di programmi, curricula, organizzazione, valutazione, portfolio, risorse. No.
Io voglio parlare di come la scuola sia incentrata sulle voglie, sui problemi e sui capricci – spesso mascherati da diritti – delle insegnanti, invece che sui bisogni dei bambini. Sarà un caso personale, quasi limite, ma qui ho sperimentato tutta l’incapacità delle donne di gestire una struttura, o almeno questa struttura. E’ una delusione, che vorrei venisse confutata, ma non in termini generalistici tipo “non sai quanto noi donne dobbiamo combattere con la società”, “ci sono realtà diverse, dove le donne combattono”, “la scuola non è tutta così”, oppure un laconico “c’è di peggio”.
No, non lo accetto, perché tutto questo mina la crescita dei bambini e in definitiva il nostro futuro.


Ma veniamo al dunque.
Io ho due figli in età da elementari. Soprattutto il primo (8 anni) ha avuto la fortuna e la gioia di avere un gruppo di amici che hanno vissuto con lui la prima crescita, dal nido (comunale, ottimo) alla materna (statale, ottima, dello stesso plesso delle elementari). Un gruppo unito, accogliente, sveglio, eccezionale. E non senza quelli che qualcuno chiamerebbe “elementi problematici”, ma che sono diventati invece opportunità per un supplemento educativo: parlo di un bambino con un handicap grave, in classe fin dalla materna, di bambini stranieri con cui mio figlio e gli altri compagni filano d’amore e d’accordo. Il tutto con un contorno di genitori uniti, collaborativi, propositivi, anche oltre le ore della scuola.
Giunto alle elementari, ecco che comincia, lentamente, il disastro. Rappresentato dalle insegnanti. Tanto per farla breve, mio figlio e la sua classe non hanno mai avuto, dal primo giorno della prima elementare, un’insegnante di ruolo fissa. Se c’era quella d’italiano (io la chiamo così, ma ci sono termini più politically correct), quella di matematica era una supplente, perché la titolare era in maternità. E fin qui, per carità, ci macherebbe.
Il secondo anno, la dirigente scolastica (una donna pure lei) cambia l’insegnante di matematica e ne assegna una che – piena di problemi e già cacciata da varie scuole e sospesa dal’insegnamento – prende continui periodi di malattia per tutto l’anno, causando un via vai di supplenti. Perché, se non lo sa la blogosfera, pare che le insegnanti possano prendersi periodi di malattia di tre mesi in tre mesi, e vengono sostituite da una supplente presa da una graduatoria. Poi tornano, presentano un altro certificato di malattia per tre mesi, e la supplente viene cambiata, per legge, e quella che c’era prima va in fondo alla graduatoria.
Tutto questo ha fatto incazzare l’insegnante titolare che, all’inizio della terza, si mette in aspettativa. Così i bambini hanno una supplente d’italiano per il primo quadrimestre, e una titolare (nuova) di matematica. Lavorano come matti per recuperare in matematica, ma in italiano ovviamente non c’è continuità. La titolare d’italiano ora allunga i tempi del rientro, pareva dicembre, poi febbraio, adesso pare anche marzo. Ciliegina sulla torta, la titolare di matematica è incinta (e vabbè, niente di male), e forse non conclude l’anno, e comunque il prossimo anno ne arriva un’altra. Sotto sotto pare anche che queste due titolari non si gradiscano a vicenda, per cui tutto il lavoro comune previsto dai programmi va a farsi allegramente fottere, in barba ai pedagogisti e ai ministri.
E la dirigente? E l’autorità scolastica, l’ex Provveditorato ora Direzione Scolastica Regionale? Una mette supplenti e se ne frega della continuità, e dei genitori che ormai, stanchi e sfiduciati stanno sfaldandosi, e ognuno sta pensando a dove poter trasferire il proprio figlio. Nessun potere, altroché decreti delegati! Le maestre stanno facendo tutto secondo quanto la legge e i contratti permettono loro, quindi…
Quindi una classe fantastica, con potenzialità e capacità di accoglienza meravigliose, sta arrancando. I bambini sono sereni, per fortuna, ma si vede che un certo disorientamento ce l’hanno, eccome. Sono loro quelli che hanno meno problemi, in fondo. Ma le conseguenze potranno essere gravi, in futuro.
Tralascio la classe del mio più piccolo, che ha iniziato quest’anno la prima, e ha una titolare d’italiano più una di matematica che è già sparita, tra una malattia trimestrale e l’altra. Uguali problemi, peraltro con una classe meno unita dell’altra.
Ora mi chiedo: sarà colpa solo della Moratti? sono un becero se dico che siamo arrivati a un punto in cui nella scuola si bada a tutto tranne che all’interesse per la crescita dei bambini? sono antidemocratico e contro i lavoratori e le lavoratrici se dico – alla luce della mia esperienza – che i genitori dovrebbero avere maggiore potere nella scuola? sono sciocco se dico che proprio dove hanno mano libera le donne stanno facendo disastri? sarebbe questa la scuola pubblica da “difendere” rispetto a quella privata?
Io ho avuto una maestra sola, alle elementari, 30 anni fa. Era una mamma-bis. Faceva tutto e ci faceva fare tutto. Introdusse persino l’insiemistica per insegnarci la matematica. Avevamo i voti e le pagelle, un direttore che ci faceva soggezione, ma soprattutto avevamo lei. L’ho vista l’ultima volta al mio matrimonio, era un po’ “rinco” ma si ricordava ancora di me e di tutti i miei compagni di classe. E io di lei. Cosa resterà invece di queste “malate trimestrali”?
Voglio risposte, ma vere, non slogan. Quelli li cancellerò immantinente. Perché non si gioca così con il nostro futuro.

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3 pensieri riguardo “Poi va’ a parlare di quote rosa…

  1. Ciao. Non sei il primo che sento lamentarsi di questo stato di cose nelle elementari. Io lavoro come precario nelle superiori e ho una bimba che ha iniziato quest’anno ad andare alle elementari. La maestra di mia figlia Ť tosta, un pÚ come le maestre vecchio stampo (anch’io ho avuto una maestra unica ai miei tempi…) e siamo stati fortunati.
    Non ho una soluzione. So di amici (e di amici di amici) che hanno combattuto contro situazioni simili facendo pressione sulla dirigenza scolastica. Hanno combattuto (non so se abbiano effettivamente risolto…) uniti (erano uniti davvero, tutti, questo lo so). Questa Ť l’unica cosa che posso dirti.
    Non sono d’accordo su un punto: che la colpa sia delle donne in generale. Conosco colleghi maschi ( e anche non colleghi…) che hanno lunghi periodi di pausa…

  2. vorrei sapere come possiamo tutelare i bambini. si puo’ cambiare classe ad una maestra assente per malattia da febbraio e non ancora rientrata, mio figlio e’ in prima ….non vorrei passare 4 anni ancora in questa situazione. puo’ la preside cambiare classe darle magari una classe con meno ore? la preside ha detto che lei e’ con le mani legate solo noi genitori possiamo esporci xche’ venga sostituita e’ vero questo? oppure e’ lei che non vuole esporsi? grazie

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