Vista da lontano

Alzarsi alle quattro e mezzo per andare a vedere la Desperate Whitehousewife è un’esperienza che non consiglio a nessuno. A meno di non divertirsi a vedere trapiantato nel bel mezzo del Nordest un angolo di profonda America. Soldati e soldatesse (carine) inflessibili ma simpatici, non come certi avanzi di fascismo che ti trovi dalle nostre parti.
M’è capitato pure di cercare di fare una domanda “impertinente” a un gruppetto di reduci (uomini e donne) dall’Afghanistan, e di sentirmi “non-rispondere” ma col sorriso sulle labbra e con gli occhi fissi su di me. Capita pure di vedere una soldatessa-fotografa che ti dice che le piace di più Hillary Clinton, sposata a un carabiniere marchigiano (di Loreto – Tomboliniiii!…) che ti racconta come la prima volta che l’ha visto da lontano ha deciso che doveva essere il padre dei suoi figli! Come se stessi ascoltando un dialogo di Harry ti presento Sally o di Friends!
Il generale Usa sembra un manager, non un papavero italiano; poi ci sono quattro o cinque miti olimpici americani, dei quali il più ovazionato è un ex campione di football che ha provato a fare il bob nel 1992!
Poi arriva la First Lady, lì in fondo sul palco, con un’improbabile giacca nocciola su pantaloni grigi, con quell’aria da maestrina, e ti chiedi com’è possibile che abbia sposato quello sgrammaticato, e ti immagini che cuocia il “cake” con traversa e presine. Dice un po’ di frasi di circostanza con dolcezza, e poi va giù a salutare soldati, familiari e bambini, alcuni tanto integrati da mettersi la maglietta dell’Udinese…
Mamma mia che Paese, gli Usa!

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