Grande distribuzione 2.0: Ikea

C’è chi l’ha scoperta da poco e la vive come un gioco, c’è chi ne parla come un elemento che segna una generazione. Per me, Ikea (prossima apertura Ancona, cari Conti e Tombolini) è un’ottimo esempio di commercio “innovativo” nella grande distribuzione, qualcosa a cui non eravamo abituati, dove – forse è una furbata, ma l’impressione è quella – il cliente pare avere davvero sempre ragione.
La mia esperienza più recente, con il magazzino di Padova, riguarda l’acquisto della nuova cucina di casa. Certo, devi soggiacere al fatto che, in cambio di un considerevole risparmio sul prezzo, il progetto te lo devi fare tu, con mobili che non sono su misura, anche se si possono adattare con riempitivi, e se comunque c’è un assistente che ti dà qualche dritta.
Comunque, in omaggio al web2.0, dal sito ti scarichi un’applicazione per progettare il tutto a casa, ti fai un account sul server Ikea e quando sei nel reparto cucine te lo recuperi e fai le correzioni, ti viene calcolato il prezzo e l’assistente ti fa l’ordine.
Trasporto: te lo fai o te lo fanno, con qualche soldino in più.
Montaggio: se sei bravo, te lo fai da te, e finita lì. Se non o sei (e per le cucine è più probabile) te lo fanno loro. Con una ditta esterna, e questo è un po’ un handicap, perché i montatori non si assumono responsabilità per pezzi non conformi ai modelli Ikea. Per esempio, a me non hanno voluto incassare la lavastoviglie perché mi son voluto tenere quella vecchia, che non è come quelle fornite da Ikea (anzi, è un po’ bassa). Poi non hanno montato la capa perché troppo grande e scentrata rispetto ai fuochi. Poi – errore mio – un pensile era troppo grande, quindi non ci sta.
Ma qui sta anche il bello dell’Ikea, dovuto anche probabilmente al fatto che le quantità vendute sono enormi rispeto alle contestazioni: ho riportato (c’è un termine di 30 giorni) i pezzi da rendere all’apposito sportello e mi hanno rimborsato “cash”, ma avrei anche potuto avere un buono spesa. Il tutto nel giro di cinque minuti. Niente male, direi.
La cucina? Bè, quella manca ancora di una cappa e di un pensile, ma a quello di penseremo più avanti…
AGGIORNAMENTO: C’è chi, garbatamente, la prende in giro

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