Fuori dal vaso

Sì, sempre bello da leggere il nuovo reportage di Paolo Rumiz, a puntate su Repubblica.
Però l’ottimo giornalista triestino sta tirando un po’ troppo la corda: prima in treno per l’Europa, poi in bici nei Balcani, poi a Gerusalemme, adesso in Topolino lungo l’Appennino.
E poi? In razzo per l’Universo?
Magari, dirà qualcuno

Indulto o inganno

Quando si parla di carcere, si rischia di incorrere in esternazioni ideologiche, per non percorrere la strada faticosa a nome Giustizia e Umanità.
Per partorire davvero riforme, invece occorrono costruzioni mentali forse difficili, non basta esprimere giudizi.
Tutti sappiamo che è più facile non guardare a quel che succede nei meandri di un penitenziario.
Altrettanto sappiamo che è ancora meglio non interessarsi a quel che non succede in una prigione.
In fin dei conti è più consono non accollarsi troppi mal di testa per “persone“ che hanno sbagliato, e pagano giustamente pegno.
Tranne poi scandalizzarsi e farne un dramma di coscienza, quando molte di queste persone, una volta ritornate in libertà, al termine della loro pena, ricommettono gli identici reati , creando allarme sociale e insicurezza.
Allora si auspica, inasprimento delle pene, carcere duro…

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Grande distribuzione 2.0: Ikea

C’è chi l’ha scoperta da poco e la vive come un gioco, c’è chi ne parla come un elemento che segna una generazione. Per me, Ikea (prossima apertura Ancona, cari Conti e Tombolini) è un’ottimo esempio di commercio “innovativo” nella grande distribuzione, qualcosa a cui non eravamo abituati, dove – forse è una furbata, ma l’impressione è quella – il cliente pare avere davvero sempre ragione.
La mia esperienza più recente, con il magazzino di Padova, riguarda l’acquisto della nuova cucina di casa. Certo, devi soggiacere al fatto che, in cambio di un considerevole risparmio sul prezzo, il progetto te lo devi fare tu, con mobili che non sono su misura, anche se si possono adattare con riempitivi, e se comunque c’è un assistente che ti dà qualche dritta.
Comunque, in omaggio al web2.0, dal sito ti scarichi un’applicazione per progettare il tutto a casa, ti fai un account sul server Ikea e quando sei nel reparto cucine te lo recuperi e fai le correzioni, ti viene calcolato il prezzo e l’assistente ti fa l’ordine.
Trasporto: te lo fai o te lo fanno, con qualche soldino in più.
Montaggio: se sei bravo, te lo fai da te, e finita lì. Se non o sei (e per le cucine è più probabile) te lo fanno loro. Con una ditta esterna, e questo è un po’ un handicap, perché i montatori non si assumono responsabilità per pezzi non conformi ai modelli Ikea. Per esempio, a me non hanno voluto incassare la lavastoviglie perché mi son voluto tenere quella vecchia, che non è come quelle fornite da Ikea (anzi, è un po’ bassa). Poi non hanno montato la capa perché troppo grande e scentrata rispetto ai fuochi. Poi – errore mio – un pensile era troppo grande, quindi non ci sta.
Ma qui sta anche il bello dell’Ikea, dovuto anche probabilmente al fatto che le quantità vendute sono enormi rispeto alle contestazioni: ho riportato (c’è un termine di 30 giorni) i pezzi da rendere all’apposito sportello e mi hanno rimborsato “cash”, ma avrei anche potuto avere un buono spesa. Il tutto nel giro di cinque minuti. Niente male, direi.
La cucina? Bè, quella manca ancora di una cappa e di un pensile, ma a quello di penseremo più avanti…
AGGIORNAMENTO: C’è chi, garbatamente, la prende in giro

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