Compra e vendi

Chissà Vincenzo come la vede dal carcere la vicenda Telecom…
Ecco cosa mi ha inviato:
Il nostro è davvero un paese emblematico: decenni trapassati dagli scioperi a oltranza, di elargizioni e susseguenti prelievi, di proteste e rinculi repentini, di grida e urla forti nei riguardi dei deboli, di lamenti deboli verso i forti.
Eppure mai come in questo momento di grandi sfide al cambiamento, all’innovazione delle menti, che poco hanno a che fare con le iper-produttività strutturali, c’è strisciante, il bisogno di rivendicare la propria casta, nella bottega delle proprie idee, tutto ciò per accedere ai colori della vittoria… senza fare troppo caso alle ginocchia piegate dalla necessità di fare ritorno ai propri passi, sotto il peso di un’esigenza di giustizia che rivendica nel dialetto di ciascuno quell’equità che disconosce calcolo e privilegio.
Così qualcuno ammette che sorprendentemente stava meglio, prima, con il governo di centrodestra, meno tasse e più soldi nella pensione, mentre per lo stesso motivo qualcuno si morde le dita per la rabbia e la delusione di aver dato il proprio voto al governo di centrosinistra…
Orientamenti politici diversi e anche assai distanti, che convergono verso lo stesso principio:
il reddito procapite è ciò che più conta,
il reddito procapite è soprattutto ciò che fa democrazia,
il reddito procapite fa celebrare il funerale dell’ideologia “compra e vendi”, di quel credo politico che attraversa ogni sponda, nell’ordinata e furtiva dimenticanza di cecità sempre più ottuse.
Persone diverse con lo stesso carico di ansia, per questo presente che è storia, storia recente nella pensione che si allontana, a dispetto del fisco che non smette mai di barare, di un signoraggio che non dismette i panni del conquistatore di un futuro che non c’è, non c’è ancora, perché stritolato dai cingoli ben oliati dal debito pubblico che non fa prigionieri.
Difficile comprendere questa era di “globalizzazione” che ha sostituito all’etica la tecnologia, ove tutto è manipolabile, e perciò genera insicurezza e provvisorietà.
In questa Italia del progresso, tra efficacia e efficienza, gli obiettivi divengono sempre più virtuali, lo stesso film in programmazione è per lo più abbandonato dal macchinista, che tralasciando la regola, priva di un qualunque arricchimento ideale, a freno e attenzione del pericolo di cadere nella trappola delle solite belle bugie, le quali legano e imbavagliano le verità, quelle ostinate che fanno di un uomo la speranza del futuro.

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