Primedonne

Due giorni.
Due giorni è durato lo sciopero delle firme a Repubblica e ai quotidiani del Gruppo Espresso.
Non ce la facevano proprio, a vedere il loro nome sotto un’articolessa, no.
E chissenefrega del contratto, vero?

Ripeto, cacca

No, Massimo. Un giornalista dovrebbe, appunto, saper sostenere tesi, altrimenti fa fiction, non informazione.
E Deaglio – il film l’abbiamo visto, no? – non dimostra niente, e soprattutto diffonde informazioni sbagliate su spoglio, trasmissione dati, eccetera.
Non dice se con “Uccidete…” fa informazione o fiction, giocando con il termine “docu-thriller”. Ma che vuol dire?
Ha tentato una furbata, e ne paga una conseguenza, in fondo, da niente, perché il reato si estingue con un’oblazione. Ed è un reato da giornalisti, un po’ come la diffamazione e l’omesso controllo: uno se lo mette in conto, non grida, ogni volta, alla persecuzione o al bavaglio.
E poi, quella digressione su Portella della Ginestra, il vecchio americano, la citazione furbetta del Caimano, che lo stesso Moretti rifiuta di accreditare… Dài, ammennicoli ideologici di cui la blogosfera si dovrebbe liberare, no?

In morte di un tipico nordestino

Stava facendo lo “sborone” con l’elicottero dopo una mangiata con la cupola trevigiana della Lega, lui, che aveva fondato un partito perché la riteneva troppo “morbida”. Aveva tre televisioncine locali, una fabbrica di infissi nota soprattutto per la sponsorizzazione di “Colpo grosso”, con agenti monomandatari, laboratori terzisti e legno comprato in Africa, una condanna per lesioni all’ex moglie.
Un tipico piccolo imprenditore del Nordest, quello di cui Galan può andare fiero.
E Giorgio Panto è morto il giorno in cui al suo modello Berlusconi piglia pure uno sturbo.

Bellissimo il contrattacco del Giornale alla rabbia della ministra Livia Turco contro il clamoroso errore di ieri. E soprattutto l’incipit malvagio dell’editoriale di Maurizio Belpietro, oggi:

Ieri mattina, mentre sono in
coda alla Asl, mi chiama un
collega del Giornale…