Strange days

Giorni strani, clima strano. Non è il caldo, ovviamente.


Sono “days” di contrapposizioni che faccio fatica a capire se sono vere o forzate a scopo politico.
La giornata per la famiglia: un milione. OK. E gli altri a minimizzare o a sfottere. O a dare dei retrogradi. Loro. Che hanno riempito si e no mezza Navona. Non aveva vinto il no nel 1974? E dov’erano i vincitori?
Ora, non per fare il conservatore polacco, ma un milione di famiglie in piazza vorranno dire qualcosa, no?
E perché non ci sono andate prima?
Perché la famiglia è più in difficoltà adesso, così come altre istituzioni. E la famiglia viene considerata, nella nostra Costituzione, tra le istituzioni.
Se poi qualcuno ha voglia di farne a meno, parliamone.
Ma chi è contro chi?
Il Family day contro i Dico? Giuravano di no, gli organizzatori. Ma la coincidenza è quantomeno sospetta. E i furbetti politicanti hanno soffiato sul fuoco.
Ma quando mai qualcuno aveva organizzato la “ricorrenza” del referendum sul divorzio?
Allora siete pari.
Sabato sono andato a cena con i miei compagni di liceo. Lo facciamo da 24 anni, ogni anno.
Eravamo giovani negli anni ’80, quelli del disimpegno, si blaterava.
Avevamo capito che le ideologie del Novecento stavano morendo.
Ci davamo da fare: la nostra parola era “solidarietà”. Non l’amore mieloso da lucchetti.
Venne il 1989.
Stavano cadendo i muri. E avevamo una speranza. E un impegno.
Laici, cattolici, comunisti, leghisti: la questione morale prima di tanti distinguo, la ricostruzione della legalità contro mafie e corruzione.
Pochi anni, e vedo giovincelli riattaccarsi con disperazione a figure morte e stramorte. Gridare dal palco stupidaggini che scrivevamo con i pennarelli sui muri (che credete? “Cloro al clero” lo scrivevo anch’io, ma sotto sotto sapevo che era uno scherzo, ero e sono amico di tanti ottimi preti). Reduci dei Settanta rialzare la testa invece di vergognarsi e andare a raccogliere il fieno.
Chi saprà passare la “nostra” eredità?
Strange Days…

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