L’abbraccio mortale

Ultimi sussulti per uno dei più grandi flop della musica pop femminile italiana: sto parlando di Irene Grandi e del singolo-tormentone “Bruci la città”, su cui tornerò più avanti.
Per ora basti dire che fa parte di una raccolta di (presunti) greatest hits, per cui non c’è nemmeno materiale sufficiente per un album.
Ripercorrendo la luminosa carriera della Nostra, basti dire che ha attraversato varie fasi, tutte denotate dal “vorrei ma non posso”: l’esordio a Sanremo con “Fuori” (una spallina della canottiera era evidentemente fuori) tenta la strada del blues-pop, poi rapidamente esauritasi con robe tipo “Bum bum” che non son durate lo spazio di un mattino.
Guidata da un furbo manager, la Grandi si affianca a Pino Daniele con cui incide “Se mi vuoi”, e dopo un tour lui la sgancia visto che preferisce produrre per Giorgia (Mangio troppa cioccolata più altri duetti fino all’ultimissimo “Il ricordo di un amore”).
La Nostra apre dunque la “fase rock” grazie ai buoni uffici di Vasco Rossi, che le inventa una canzoncina dal titolo “La tua ragazza sempre”, che – visto che è di Vasco – non può che essere una “bomba”, e la fa andare ancora a Sanremo. Successo che Irene riesce ancora una volta a sprecare, pubblicando a proprie spese un altro discaccio che contiene una (presunta) hit dal titolo “X fare l’amore”. E qui si chiude anche la parentesi rock.
Nel frattempo pare ci sia stata anche una fase “etnica” e – per mettere assieme il pranzo con la cena – una presentazione di un’edizione del Festivalbar. Credevate che il fondo fosse toccato?
No, perché quest’anno la rediviva si affida furbescamente a un gruppo cosiddetto emergente, i Baustelle, noti più che altro per l'”immortale” verso “l’erba ti fa male se la fumi senza stile” che scatena l’entusiasmo di bloggers, Marco Pannella e altra fauna milanese.
Per lei confezionano “Bruci la città”, che entra, appunto nella raccolta.
Ora: ritmo da Kraftwerk (pum-cici-pum), versi dall’italiano zoppicante, tra cui il famoso “…e tutti quei ragazzi come te non hanno niente” che necessita di una lunga e faticosa esegesi di Luca Sofri.
Qui si nota che l’incipit “Bruci la città… rimani tu da solo (etc)” sta per “Anche se bruciasse la città rimarresti comunque tu” ennesimo e non ultimo sfregio ai congiuntivi di questi impuniti, nonchè citazione di Massimo Ranieri (se bruciasse la città, da te da te da te io tornerei) più corretta nella consecutio.
Ai baustelli e alla Irene (ma è tempo perso) consiglio di ripassare un lieve congiuntivo ancora e sempre pieno di poesia:

Penso che un sogno così non torni mai più…

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One thought on “L’abbraccio mortale

  1. Oh, ma pare che tu ce l’abbia personalmente con Irene Grandi. 🙂
    Però “In vacanza da una vita”, la canzone, l’album non so, non era male. Il resto non pervenuto.

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