Riepilogando

Quoto via Leisole l’odierno articolo di fondo sul Gazzettino di Treviso, a firma di un blogger:

La storia di don Aldo Danieli assomiglia molto all’inizio del Processo di Kafka: “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, egli fu arrestato”

Don Aldo non è stato arrestato – anche se qualcuno gli darebbe volentieri un foglio di via dalla parrocchia di Paderno di Ponzano – ma sicuramente si è chiesto chi lo abbia calunniato, visto che un giorno, senza che avesse fatto nulla di nuovo rispetto a quello che fa da anni, si è trovato imputato di un reato sconosciuto ai più: l’accoglienza del prossimo.
Monsignor Mazzocato fu nominato vescovo pochi giorni dopo la fine del Ramadan del 2003, che i musulmani trevigiani celebrarono a Paderno grazie all’ospitalità di don Aldo. In questi quattro anni non ha avuto mai niente da obiettare al suo ex professore del seminario. Anzi, quest’anno ha manifestato pubblicamente il suo apprezzamento per il dialogo fra le religioni con una lettera “agli amici musulmani” per la fine del Ramadan, una lettera che don Aldo ha letto proprio in quei locali della parrocchia che qualcuno vorrebbe ora interdire a chi non abbia la tessera di “cristiano cattolico”. Abbiamo ragione di credere che il vescovo, persona di grande indipendenza intellettuale, non abbia certo cambiato idea perché alcuni politici sono insorti.
Chi di recente ha criticato il parroco di Paderno sa benissimo di essere fuori tempo massimo perché parla di fatti di due anni fa. La politica e il giornalismo fatti seriamente sanno che, se arriva un lancio di agenzia sbagliato (e una notizia che parla di una chiesa cattolica messa a disposizione dei musulmani non poteva che essere un errore), deve essere trattato come un errore, non come un pretesto per polemiche senza senso e dai piedi d’argilla. In questi giorni abbiamo scritto quello che è avvenuto – i fatti, chiunque riguardino, ben separati dalle opinioni – senza lasciarci prendere da derive sensazionalistiche. Continueremo a farlo, ma una cosa è certa: siccome siamo convinti di vivere in una società civile e progredita, difenderemo sempre – senza alcun paraocchi – le persone che cercano di unire e non di dividere, come don Aldo: qualcuno lo ha calunniato, noi ci batteremo affinché non faccia (moralmente, sia chiaro) la fine di Joseph K.

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