Le “profezie” di Twitter

Ha senso esclamare che il web, in particolare Twitter, precede tutti i media tradizionali sulle notizie. Anzi, è addirittura più veloce di un terremoto, o più semplicemente della morte di un ex presidente?

Oppure è solo la ripetizione alla velocità del web del vecchio meccanismo legato alla circolazione di voci non controllate, un po’ come le chiacchiere al bar, in attesa che qualcuno le “solidifichi” con controlli precisi e professionali?

Non lo so, ma mi sembra che ci debba essere sempre qualcuno che verifica, e che lo faccia in maniera persistente e per questo professionale. Chiamateli giornalisti o “DJ della notizia”. In questa dinamica ce ne vogliono, così come in passato è successo per le agenzie a servizio dei giornali e ora, in senso lato, per tutta l’audience del web, e della società in genere. Che usa Twitter o Facebook con una sorta di setaccio per poi analizzare e verificare e poi rilanciare.

Poi si apra il dibattito sui blog o sui commenti.

[UPDATE] Elvira Pollina ne scrive più approfonditamente (e polemicamente) sul suo blog.

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Accelerare

Stanno succedendo cose da noi, forse meno violente rispetto a ciò che è stato visto in altre parti del mondo.

Ma l’impressione è che una pagina stia per essere voltata, anche nel nostro Paese. Sarà il nuovo governo, sarà la stanchezza di tante inutili contrapposizioni forzate.

E la necessità impellente di cambiare qualcosa. Nelle istituzioni, nelle strutture – non solo nostre, anche quelle più globali.

Poi c’è chi resiste, chi dice che “era sempre così, cosa vuoi cambiare”. Oppure chi agita spauracchi e totem da difendere. Un po’ come quelle brutte periferie che bisognerebbe abbattere e invece qualcuno vagheggia come “tradizione” e invece sono solo ruderi.

La mia generazione è stata invitata ad accelerare, a non aver paura del nuovo, del futuro. C’è invece qualcuno che non vuole vederlo, quel futuro. Certo, magari non lo vedremo completato noi. Però occorre accelerare, cambiare. Siamo pronti?