Patriarca “nonostante”?

Come già avvenne per l’addio di Angelo Scola per Milano, mi sembra che ci siano mugugni sul “trattamento” riservato dai giornalisti, o comunque dagli organi d’informazione, alle dinamiche che hanno portato alla nomina del nuovo patriarca di Venezia, che come noto è mons. Francesco Moraglia.

Un nome che è echeggiato più volte nelle ultime settimane finché è stato dato come certo alla vigilia dell’annuncio ufficiale, dato – secondo una “liturgia” consueta – contemporaneamente a Venezia, in Vaticano e a la Spezia, diocesi di provenienza.

Più volte il settimanale diocesano veneziano aveva stigmatizzatole anticipazioni giornalistiche, arrivando – ai tempi della partenza di Scola – ad attaccare un noto vaticanista reo di aver pubblicato notizie “rivelatesi sostanzialmente vere”, quasi equiparandole a gossip. Il collega aveva fatto notare che “stiamo parlando di decisioni destinate a incidere nella vita della Chiesa, anche a livello internazionale” e che “se i giornali nazionali e locali hanno dimostrato tanto interesse per la questa nomina, e non altrettanto per la designazione del vicario generale di Vittorio Veneto, un motivo c’è”. Pronta correzione di tiro del settimanale, che non accusava i giornalisti ma quelli che avevano “rotto la consegna del silenzio”. Con chiarimento reciproco finale.

La polemica non è certo finita, se in un twit di pochi giorni fa un altro sacerdote veneziano definisce un “caso di studio” quello stesso vaticanista che – buon ultimo dopo tutta una serie di articoli di giornale – scrive del prossimo arrivo di Moraglia. Una definizione che in sé non dice niente di pesante ma che fa trasparire ancora irritazione per questo tipo di notizie. A nomina arrivata, una collega collaboratrice di Scola esprime in un twit la sua emozione per il nuovo Patriarca “nonostante rumors e anticipazioni”. Anche qui, irritazione.

Ora, da credente che cerca di fare il giornalista, mi chiedo quale sia il fastidio verso la categoria. Viviamo nella civiltà (anche se spesso è inciviltà…) dell’informazione, dove le notizie prendono corpo e circolano, ancor di più con il web. Il fatto stesso che tre delle quattro persone che cito in questo post usino Twitter lo dimostra. Vero anche che s’è letto di tutto, e spesso a sproposito: decine di nomi, di questo o quel “candidato”, soprattutto sui giornali locali che sembrano usare come fonti il bar invece che ambienti accreditati. Cosa che non si può certo imputare al vaticanista così attaccato.

E perché l’annuncio del nuovo pastore sarebbe bello “nonostante” la circolazione di notizie? Non è meglio la trasparenza, fatta salva la sincerità e la correttezza delle procedure e delle decisioni? L’attesa è stata comunque emozionante, la preghiera e la speranza forti nei fedeli. E questo posso dirlo per averlo visto di persona. Questo conta, o no? In un’epoca dove siamo tutti connessi, sarebbe come voler rinunciare al microfono in chiesa, o a fare giornali, radio, tv, siti cattolici.

Chissà che ne pensa mons. Moraglia, che è tra l’altro presidente della Fondazione Comunicazione e Cultura.

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