Giornalista? Io?

C’è un ruolo sociale che sto ricoprendo in maniera diversa e nuova anche grazie all’uso dei social?

Il dubbio mi viene dai feedback delle persone che incontro. Feedback non costituito da commenti, like o retweet ma semplicemente dai commenti a voce, quando ci si incontra per altre cose e ci scappa il commento sulla mia produzione social, che fa parte del nostro tempo.

Così amici e conoscenti mi hanno “riso in faccia” citando tweet e post delle mie disavventure ferroviarie. Oppure mi hanno fatto i complimenti quando segnalo link o notizie sulla vita della città o sulla politica, su Twitter o Facebook.

E allora mi chiedo qual è la mia identità che viene rappresentata in Rete.

Perché di rappresentazione si tratta, e forse molti se lo dimenticano, quando chattano, postano, twittano, scrivono un blog.

E – metti caso che i social vengano usati per il recruiting dalle aziende – si vede che sono un giornalista? Forse perché trattengo sull’attualità, magari con qualche considerazione personale? Perché vario a 360° un po’ su tutto quel che mi circonda? Forse.

Non è banale farsi domande del genere, anche per chi è un “semplice utente”.

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