Quali inchieste?

Non provo particolare eccitazione per il fatto che Repubblica.it aggiunga materiale video, audio e altri ammennicoli multimediali a una pseudo-inchiesta che ricorda i vituperevoli “puttan-tour” della gioventù sfaticata anni ’80.
Se questo è il valore aggiunto dell’informazione ai tempi di internet, mi sembra ben poco diverso alle foto di qualche particolare scabroso delle periferie di Roma di Panorama gestione-Belpietro, tanto per generalizzare.
Dove sono le cifre del fenomeno, dove i perché? C’è chi li aiuta, sti ragazzi? O siamo al documentario simili-Jene?
Beninteso, sono stufo anche di quei pseudo-reportage confezionati dalle grandi firme che si fanno un paio di giorni in albergo spesato, entrano nella redazione di un quotidiano locale, si fanno dire due cose, sentono il personaggio-simbolo (per loro), scrivono una paginata in bell’italiano poi pubblicano un libro raccolta qualche mese dopo.
E si costruiscono una loro realtà virtuale.

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Sciopero con sorpresa?

Siamo in sciopero da domani per quattro giorni, contro un piano di “riorientamento” che sa di smobilitazione.
Non entro nel merito, non il momento e non il caso. Per dirla con un collega che lavora a Londra, “l’abisso che separa questo ‘piano’ da quanto fanno agenzie comparabili, dotate di gruppi dirigenziali che promuovono le professionalit e osano in continuazione alla ricerca di fette importanti del mercato della comunicazione, spaventoso”. E ci la dice lunga.
Che fare? Avremo un’assemblea, vorrei mostrare che qui – in Italia – un’informazione al tempo di internet si pu fare.

Se lo diceva il Papa era oscurantismo

I mezzi di comunicazioni di massa pongono il singolo in primo piano, lo consacrano persino, incanalandolo sempre pi verso se stesso. Anzi, in fin dei conti, esclusivamente verso se stesso: verso i suoi bisogni, i suoi interessi, le sue aspirazioni, le sue passioni. In mille modi, palesi o nascosti, liberano lindividuo da ci di cui lui in ogni caso ansioso di liberarsi: la responsabilit verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni. E nel momento in cui lo fanno ottenebrano la sua coscienza politica, sociale e morale, lo trasformano in un materiale docile alle manipolazioni da parte di chi controlla i mezzi di comunicazione e di altri.

David Grossman al Festival di Berlino (via Aghenor)