Giornalista? Io?

C’è un ruolo sociale che sto ricoprendo in maniera diversa e nuova anche grazie all’uso dei social?

Il dubbio mi viene dai feedback delle persone che incontro. Feedback non costituito da commenti, like o retweet ma semplicemente dai commenti a voce, quando ci si incontra per altre cose e ci scappa il commento sulla mia produzione social, che fa parte del nostro tempo.

Così amici e conoscenti mi hanno “riso in faccia” citando tweet e post delle mie disavventure ferroviarie. Oppure mi hanno fatto i complimenti quando segnalo link o notizie sulla vita della città o sulla politica, su Twitter o Facebook.

E allora mi chiedo qual è la mia identità che viene rappresentata in Rete.

Perché di rappresentazione si tratta, e forse molti se lo dimenticano, quando chattano, postano, twittano, scrivono un blog.

E – metti caso che i social vengano usati per il recruiting dalle aziende – si vede che sono un giornalista? Forse perché trattengo sull’attualità, magari con qualche considerazione personale? Perché vario a 360° un po’ su tutto quel che mi circonda? Forse.

Non è banale farsi domande del genere, anche per chi è un “semplice utente”.

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Coprifuoco immaginari

 

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Questo cartello campeggia nel mio quartiere, grossomodo in un’area tra la Stazione di Mestre, via Piave e il parco del Piraghetto.

Sembra che in quest’area sia dunque in vigore una limitazione all’ingresso nelle ore notturne. Pare una sorta di “coprifuoco”, in sostanza. Qualcuno lo sapeva o se lo ricordava?

In realtà questa “chiusura” risale a un’ordinanza comunale di circa una ventina di anni fa, emessa in seguito alle proteste dei residenti disturbati dal transito dei clienti delle “lucciole”, che strategicamente si piazzavano nelle stradelle interne del quartiere, e lì parcheggiavano e “consumavano”. Per garantire il tutto, rinforzo della vigilanza e “giri” delle forze dell’ordine, con multe salate per i trasgressori.

Sono passati una ventina d’anni, ed evidentemente l’ordinanza è ancora in vigore, se è vero – com’è vero – che questi cartelli sono stati montati anche in occasione del recente “maquillage” della segnaletica. 

Eppure le cose sono cambiate. La viabilità è stata rivoluzionata da un dedalo di sensi unici, che scoraggiano gli automobilisti che – di giorno – scambiavano la zona per una scorciatoia alle vie principali nelle ore più trafficate, magari correndo a velocità sostenute in mezzo alle case. E’ una “zona 30” (all’ora), con incroci rialzati a precedenza pedonale, parcheggi a pagamento (contro chi molla la macchina per prendere il treno).

Eppure le lucciole sono tornate. Sono intorno a via Piave e dentro il quartiere del “coprifuoco”. Sono ragazze dell’Est, ma anche cinesi. Cominciano presto, anche prima del tramonto. Le macchine dei clienti passano, le caricano, e via. Non credo che siano state elevate contravvenzioni ai trasgressori di tale divieto “perentorio”.

Ci sarebbe anche un progetto del Comune di Venezia per togliere queste donne dalla strada; credo di aver anche visto girare il camper con gli operatori, ma solo girare.

In giorni in cui si mormora perché un parroco chiede al sacrestano di tener lontano alcuni accattoni violenti durante le messe, forse giova ricordare tutte quelle progettualità, quelle grida manzioniane o quegli stratagemmi, quelle “soluzioni definitive” che si lasciano morire pian piano…

E’ tutto un grande gioco

Ho sempre avuto un approccio “ludico” alle novità, siano esse tecnologiche che internettiane, o legate all’evoluzione della mia professione. Forse questo non ha favorito la mia capacità di analisi e approfondimento (ma ci sono sempre altri che lo fanno al posto mio), e mi ha a volte costretto a un “dentro e fuori” da esperienze poi risultate vincenti, ad esempio Twitter o Facebook.
Quindi mi interessa molto tutto quel che si agita tra i “malati” di social e smart, magari con un occhio critico. Non però scettico.
Ecco, io credo – e questo è il senso di questo post – che l’atteggiamento giusto per la novità debba essere quello del gioco, del coinvolgimento “non malato”. Forse non contribuirà alla riflessione, ma non creerà dipendenze patologiche e forse una capacità di distacco e analisi maggiore, senza scetticismi preconcetti.
Detto questo, buon divertimento alla Social Media Week.

Lascia stare il sacro…

Ci sto pensando da qualche giorno e ho scambiato qualche battuta a mo’ di test con qualche amico e collega, ma quel trito ritornello della casa come “valore sacro” per gli Italiani che giustificherebbe l’eliminazione e addirittura il rimborso dell’IMU come promesso da Berlusconi e altri candidati del centrodestra a me stona parecchio.

Voglio dire, il fatto che il cittadino possa e debba avere assicurato un tetto sotto cui ripararsi e costruire la sua vita e la sua famiglia mi sta bene. Diciamo che è un diritto, sancito anche mi sa da qualche parte nella Costituzione. Diritto alla casa, e va bene; lo lanciano come slogan anche quelli che okkupano le case sfitte.

Ma quel “sacro” che segnerebbe i confini di un edificio dentro cui lo Stato “vessatore” non dovrebbe entrare, proprio non mi va giù. Ma sto dicendo qualcosa di sbagliato?

Provo a fare qualche riflessione a voce (scritta) alta.

Primo, più pratico: se ti vuoi costruire una casa – spero non abusiva poi condonata – o acquistare un appartamento in cui vivere, vabbè che è una conquista, che è tua, che è il tuo nucleo. Ma il tuo Comune deve costruirci gli allacciamenti alla luce, al gas, alle fognature, ai servizi… magari ci mette un bel marciapiede o addirittura ti ci fa una zona pedonale. Insomma, quello si è uno spazio privato ma è anche in rapporto con il pubblico. Che poi tanto estraneo a te non è, appunto. E perché non dovresti contribuire al suo mantenimento, proprio perché ti sei preso una parte dello spazio di quel territorio, magari pagando l’IMU (o l’ICI, il cui gettito andava ai Comuni; poi qualcuno aveva deciso di “sacralizzare”…).

Secondo, più ideale: perché una casa è una realtà diversa dallo “Stato-che-non-ci-deve-entrare“? Ho costituito una famiglia e preso una casa per rinchiudermici dentro, per non istituire relazioni, comunità, spazi per amici, conoscenti, parenti, società? Ho capito che non ci devono entrare i delinquenti, ma lo stato non è delinquente, e se lo percepisco tale è per i suoi pessimi interpreti.

Spazio “sacro”, dunque, ma non “esclusivo”. Anzi, ancor più sacro se saprà essere aperto, se contribuirà alla crescita dell’insieme. E se per questo si paga una tassa – per me è stata la stessa di sei anni fa – che si traduce in servizi, perché no?

Ecco perché secondo me chi parla di togliere l’IMU “perché la casa è sacra” fa solo della demagogia idiota.

Quanto m’è costato “perdere” il portafogli

Forse utile a quelli dell’Opendata, tanto per fare il punto della burocrazia da digitalizzare.
Premesso che non so se l’ho perso o me l’hanno rubato, ai primi di ottobre, questo il riassunto delle trafile e dei costi per rifare i documenti, che, com’è noto, sono la conseguenza più scocciante per noi derubati fessacchiotti.

– Denuncia di smarrimento alle forze dell’ordine;

– Contestuale richiesta di duplicato della patente: gratis, ma servono le foto tessera, 3,00 euro alla macchinetta. Arriva a casa;

– Nuova carta d’identità (fototessera già pagate): 5,42 euro all’anagrafe;

– imob, ossia biglietto elettronico per il trasporto pubblico veneziano (“amatissimo” dagli Opendata): 10,00 euro (non servono fototessera);

– Tessera Car sharing che io, da buon cittadino ecologista ho dal 2003: 20,00 euro fatturati, ma la card non arriva. Cerco il numero dell’Azienda Veneziana della Mobilità, ma non mi risponde. Grazie ai miei buoni uffici scopro che è cambiato (ma sul sito non c’è: è lo 041.2727303 ++UPDATE 8/1/2013: il numero è stato corretto sul sito+++), e mi spiegano che devo andare a prendermela allo sportello del garage comunale in Piazzale Roma (che faccio? metto i soldi dei biglietti per andarci? no, va’);

– Tessera fiscale/sanitaria: coda all’Asl, rilascio copia provvisoria, poi arriva a casa. Gratis.

– Bancomat-carta di credito: telefonata per blocco, poi in banca per sostituirlo. Gratis.

Carta fedeltà Trenitalia (sono un frequent railroader): richiesta duplicato via web. Gratis. Dovrebbe arrivare ma non ne ho notizie…

Questo per un tanto a chi di dovere. Nel portafogli metterò un avviso: caro ladro, prenditi tutti i soldi che vuoi, ma abbandona il portafogli in un punto dove me lo possano trovare e restituire, perché le scocciature non finiscono mai.