Una catastrofe “nascosta”?

11232897_997356020295613_7926666588601605695_n[1]Sembra di essere in un teatro di guerra, o in una delle immani catastrofi che contempliamo in giro per il mondo. E disastro è stato, il passaggio del tornado che mercoledì 8 luglio ha colpito una vasta zona della Riviera del Brenta, causando un morto, decine di feriti, crolli e danneggiamenti a case e anche a una villa storica.

Eppure.

Eppure il risalto dato a questa catastrofe sui media è stato minimo, quasi nullo. Al di là dell’impegno delle televisioni locali, Tg e trasmissioni delle emittenti Tv e radio nazionali hanno relegato la notizia all’equivalente di un trafiletto. Lo stesso i grandi quotidiani nazionali, più o meno web e social network – meno facili da monitorare “a occhio”, ma comunque a nessuno è venuto in mente di fare quelle belle “classifiche” sui trend o gli hashtag, anche perché forse a nessuno, in Riviera, è venuto in mente di inventarsene uno.

Tanto per fare un paragone con qualcosa di più vicino, niente “battage” a confronto delle – pur tremende – alluvioni di Genova, o del – povero – bimbo morto in metropolitana a Roma (che nella atrocità e assurdità del fatto merita il giusto rilievo).

L’unica cosa che pare aver sollevato un certo interesse pare sia stato il filmato in automobile nell’occhio del ciclone condito di bestemmie, condiviso più per ilarità, tipo “Guarda i soliti veneti blasfemi!”

Insomma, ce ne sarebbe per rivendicare ancora una volta l’indifferenza dell’Italia verso i Veneti, “quei leghisti, evasori, ben gli sta, s’arrangino…” mi immagino le frasette nelle redazioni romane…

O forse c’è qualcos’altro. Provo a elencarlo, a naso:

– Lo scarso “peso” dei media locali, o di quelli nazionali con sede in regione. Tradotto: non esiste a Nordest un quotidiano di caratura nazionale, non esistono Tv di livello, non redazioni locali che sappiano proporre o uscire dagli stereotipi ideologici;

– L’atteggiamento “antagonista” della classe politica verso il resto dell’Italia. Non solo di quella leghista. Ma anche;

– La progressiva perdita di figure positive e “orgogliose” nella cultura, nel giornalismo, nell’imprenditoria. Abbiamo appena salutato Giuseppe Bortolussi. Ecco, e non abbiamo più un Giorgio Lago, tanto per dire…

Comunque, maniche arrotolate e ci si rialza. almeno così si fa da queste parti.

 

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Un fallimento pastorale

La triste e repentina fine di Telechiara, al di là della solidarietà verso i colleghi e ai tentativi di salvataggio di posti di lavoro, mi ispira alcune considerazioni più ampie.

Innanzitutto, è un fallimento di un obiettivo pastorale delle Chiese del Nordest. Telechiara – forse molti non ricordano – è nata come sperimentazione dal primo convegno ecclesiale di Aquileia, lo ricordava anche il vescovo di Padova, mons. Mattiazzo, durante la visita del Papa. E poco dopo che ad Aquileia si è celebrato il secondo convegno del Triveneto, ecco invece la chiusura.

Certo, negli anni, Telechiara è diventata poco più che una tv devozionale, almeno nella maggioranza del suo palinsesto. Qualche dibattito sparso qua e là su temi sociali d’attualità, secondo lo schema classico del talk show, per il resto rosari e messe, televendite e ballo liscio (!). In un panorama in cui i grossi player locali, ma anche quelli nazionali, soffrono per la crisi della pubblicità, niente di strano che anche la tv cattolica del Nordest vada in profondo rosso.

Quel che pare venir fuori è un disimpegno delle Chiese cattoliche, non dico da una presenza, ma almeno da una riflessione su quelli che vengono definiti “mezzi di comunicazione sociale”. E passi la televisione, che di sociale ha ben poco, ma in crisi sono anche i mezzi più classici, come i settimanali diocesani (i contratti di solidarietà a Gente Veneta sono una botta notevole).

Al di là di “avventure” imprenditoriali, pare scemata nelle Diocesi e nelle parrocchie, nella catechesi e nelle riflessioni, ogni argomento che riguarda le comunicazioni sociali. Soprattutto la Rete, mi pare. A meno di considerare riflessioni i soliti allarmi sulla pericolosità delle amicizie su Facebook.

Eppure la Rete c’è. Non è un mezzo qualunque, ha già innervato le nostre vite e la nostra economia, per non dire della socialità. I cattolici, laici e preti, stanno cercandoci i segni di Vangelo o demonizzano e basta?